lunedì 20 marzo 2017

Palazzo Teti a Santa Maria Capua Vetere (Ce), simbolo del decadimento morale della nostra nazione.

Queste foto le ho scattate il giorno 17 Febbraio 2017, durante un sopralluogo fatto dall'Osservatorio sui beni confiscati alla camorra ( www.cosenostre.org ) e dall'attuale amministrazione di Santa Maria Capua Vetere (sindaco ed alcuni assessori), volto ad appurare lo "stato di salute" del prestigioso Palazzo Teti. 

Di seguito un estratto dal sito di Italia Nostra:
Il palazzo fu costruito nel 1839 dall’avvocato Filippo Teti, attivo nel foro di Santa Maria Capua Vetere, come recita una lapide posta sull’arco del portale d’ingresso. Un’altra lapide posta a sinistra del portale ricorda che nel palazzo alloggiò, nel 1860, Giuseppe Garibaldi e che nello stesso anno, il 2 novembre vi fu firmata la resa dei borbonici. Fu dichiarato di notevole interesse artistico e storico e architettonico a norma della legge 1089 del 1939 con D.M. il 13 luglio 1996.
Il palazzo è formato da tre piani fuori terra con ampio giardino sul retro. La facciata su via d’Angiò presenta una ricca partitura decorativa in cui prevale il portale a sesto ribassato. Dal portale si accede al giardino e sulla destra si trova lo scalone d’accesso ai piani superiori. Le sale del piano nobile sono completamente affrescate con figure e temi mitologici. Il salone delle feste è decorato nella volta con la figura del dio Marte eretta sul carro trainato da poderosi cavalli, e la decorazione si sviluppa lungo tutte le pareti. Le altre sale sono ugualmente decorate secondo il repertorio mitologico.
Sul giardino insiste il vincolo archeologico (D.M. 12.1.1962) originariamente allestito a parco e abbellito da fontane, colonne, stele funerarie, sarcofagi di età romana, appartenenti agli edifici pubblici dell’antica Capua, versa ora in totale abbandono, come del resto l’edificio.





























lunedì 13 marzo 2017

Chiesetta rurale dedicata alla Madonna della Neve. Strada Provinciale Roccamonfina - Valogno, (località San Felice di Sessa Aurunca)

Delle visioni mozzafiato, io le chiamo così. Sono delle immagini che ti si presentano davanti all'improvviso quando giri per le strade della tua terra, che tu ami molto e sai che non tradirà mai il tuo insaziabile desiderio di bellezza e di luce. Sprazzi di luce che diventano ancora più intensi quando sei allenato bene a guardare anche le ombre, e che ti fanno stare bene come quando ti viene raccontata una storia, una bellissima storia. "Se volete figli intelligenti raccontategli delle fiabe" diceva Einstein, "...e se li volete molto intelligenti, raccontategli molte fiabe". A volte ho il timore di svegliarmi e di scoprire che il territorio di Sessa Aurunca e Roccarainola non esistano. Invece esistono e sono lì, e amano farsi raccontare. A noi umani piacciono i racconti, specialmente quelli fantastici, perchè ci fanno stare bene, ci fanno produrre endorfine (è la scienza che ce lo dice) che fanno abbandonare al sonno, potenziano inoltre il sistema immunitario e il sistema cognitivo. Una chiesetta sperduta in una stradina campestre in una zona collinare è principalmente la metafora di una casa. La chiesà è la casa di tutti. Una casa antica non può non richiamare un fantastico mondo immaginario: migliaia di vite, poveri vagabondi, marrani, pellegrini, forestieri, avventurieri. La tua mente inizia ad immaginare come vivevano, cosa mangiavano, quante volte pregavano se pregavano, quali filastrocche amavano cantare in chissà quale strana lingua davanti ad un fuoco che illuminava la sera, nei boschi o al caldo di una casa. Chissà cosa pensavano quando si trovano a passare di qui, davanti a questa chiesetta rurale dedicata alla Madonna della Neve.  A fianco alla chiesetta sgorga una fonte d'acqua raccolta in un canale di argilla cotta. 
 
















Sentiero posto di fronte alla chiesetta, subito dopo il ponte.























Di seguito le coordinate di Google Maps per arrivarci:
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mercoledì 8 marzo 2017

Il Casale dei Baroni a Santa Maria a Vico (Ce)

Pubblicizzo volentieri questa struttura ristorativa. Lo ritengo, nel complesso, un luogo piacevolissimo, dove la bellezza di un bene architettonico un tempo funzionale alla civiltà contadina, si unisce ora all'eleganza e alla finezza di arredi tipici delle strutture per cerimonie. Un compromesso che non ha intaccato minimamente la grazia naturale di una masseria del 600. Un gioiello di progettualità attenta alla salvaguardia, diciamo, quasi totale; ne è prova il ridente giardino piantato ad agrumeto che circonda l'intera struttura, in cui noi professionisti della fotografia possiamo divertirci grazie agli intricatissimi giochi di luci ed ombre.  Il "Casale dei Baroni", dice il sito ufficiale www.casaledeibaroni.com, è stata una residenza appartenuta al barone Valletta. E' facilmente raggiungibile sia dall'Asse di Supporto (Uscita San Felice a Cancello) che dall'A1 (Uscita Caserta Sud). Indirizzo:
Viale Prolungamento della Libertà, 29

81028 Santa Maria a Vico (Caserta)

Franco Spinelli fotografo
3335781651

lunedì 6 marzo 2017

Carceri Vecchie e Conocchia, i monumenti funebri dell'antica Capua sull'Appia
















L'edificio "Carceri Vecchie" è un antico mausoleo di epoca imperiale (I° sec. d. C.), ritenuto erroneamente per molto tempo delle carceri in cui venivano imprigionati i gladiatori che lottavano nella vicina arena dell'anfiteatro di Capua, da qui appunto il nome. In realtà si tratta di un monumento funebre costruito per ospitare i corpi di personaggi celebri, forse anche gladiatori, di cui si ignorano i nomi. Anche la cosiddetta Conocchia (terza ed ultima foto) fu un monumento funebre, giunta fino a noi in ottime condizioni grazie ad un restauro voluto da Ferdinando IV di Borbone. Ambedue gli edifici si trovano lungo la via Appia, nella pertinenza del comune di San Prisco.





Il mausoleo Carceri Vecchie in un antico affresco
fonte: www.trionfo.altervista.org



Le Carceri Vecchie in un disegno ad acquerello monocromo di Carlo Labruzzi (Roma 1748 - Perugia 1817) conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana . Il disegno fu realizzato nel corso di un viaggio da Roma a Benevento compiuto nell'autunno del 1789.

Le Carceri Vecchie in un disegno di Giuliano da Sangallo (Firenze1445 – Firenze1516)


La Conocchia in un disegno ad acquerello monocromo di Carlo Labruzzi (Roma 1748 - Perugia 1817) conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana . Il disegno fu realizzato nel corso di un viaggio da Roma a Benevento compiuto nell'autunno del 1789.




"In Spes contra Spem"













Questa foto l'ho scattata a Santa Maria Capua Vetere, si tratta di uno stemma familiare dipinto nella volta di un androne di un palazzo. La frase riportata si riferisce ad una lettera in cui San Paolo parla della fede incrollabile di Abramo « ... qui contra spem in spem credidit, ut fieret pater multarum gentium secundum quod dictum est ei: Sic erit semen tuum. » 

venerdì 3 marzo 2017

Chiesa rinascimentale di San Paolo l'eremita e Santa Prima Martire a San Paolo Bel Sito (Na)

Chiesa di San Paolo l'eremita e Santa Prima martire (a destra) 

















San Paolo Bel Sito
“Ei nasce ai piedi della collina in fior …”
Tommaso Iovino
Storia
(dal sito ufficiale della parrocchia San Paolo l'eremita e Santa Prima martire)
http://www.parrocchiabelsito.it
San Paolo Bel Sito si sviluppa lungo l’asse Nola-Lauro-Palma Campania che ricalca, secondo alcuni studiosi, il tracciato dell’antica via Popilia. Importanti rinvenimenti archeologici nelle località Vigna, Montesano e Campo Stella, testimoniano l’intensa occupazione dell’area sia in epoca protostorica che romana.
All’età del Bronzo Antico è riferibile l’eccezionale scoperta degli scheletri di due individui morti a causa dell’eruzione vulcanica cosiddetta delle “Pomici di Avellino” (XIX-XVIII secolo a.C.). Altri rinvenimenti si riferiscono ad un abitato del Bronzo Finale (XI-X secolo a.C.), ai resti di un tempio italico (IV-III secolo a.C.), a quelli di una villa romana del tardo periodo repubblicano-prima età imperiale nonché a sepolcreti con tombe sannitiche e romane. L’insediamento odierno di San Paolo sembra abbia avuto origine in epoca tardo medievale – come attestano fonti coeve del XIII e XIV secolo – dall’unione e dalla successiva fusione di due nuclei abitativi separati, ognuno con la propria chiesa parrocchiale, presenti sul territorio.
Secondo lo storico nolano Ambrogio Leone, vissuto a cavallo fra i secoli XV e XVI, a fondare San Paolo furono gli abitanti di Cicala che, abbandonata la cima del colle, si diedero a coltivare i campi posti alle sue pendici. La storia del paese in età moderna s’intreccia, come quella di altri piccoli centri, alla città di Nola, di cui fu casale. Il suo nome sembra derivi dal Santo al quale, fin dagli inizi del XIV secolo, era dedicata una chiesa, San Paolo I Eremita.
L’appellativo “Bel Sito” fu aggiunto al toponimo originario dopo l’unità d’Italia, per distinguere questo paese da altri con simile nome. Con tale appellativo, trasposizione del termine greco ghè kalè (terra bella) da cui deriverebbe il nome di Cicala, si sono volute ricordare le origini del paese. La felice posizione geografica, congiunta alla bellezza naturale del paesaggio, contribuì, dalla fine del XVIII fino agli inizi del XX secolo, a far assumere al paese il ruolo di ricercato luogo di villeggiatura da parte dell’aristocrazia partenopea.
Testimonianza di questo passato recente sono molte di quelle nobili dimore ed una in particolare, villa Montesano, posta su una modesta altura appena fuori dal centro abitato del paese. Vi soggiornò il Cimarosa, che qui compose “Il matrimonio segreto”. La villa è ricordata per l’incendio nel quale andarono distrutti molti documenti dell’Archivio di Stato di Napoli, qui trasferiti durante la seconda guerra mondiale.
L’economia prevalente del paese è ancora oggi, quella agricola, anche se non mancano settori produttivi impegnati nell’artigianato.

sabato 7 febbraio 2015

Pierangelo Bertoli - Il Centro del fiume.

Figure di carta che bevono nuovi pensieri
E fragili miti creati dal mondo di ieri
Disperdono giovani forze sottratte al domani
Lasciando distorte le menti e vuote le mani
Consumi la vita sprecando il tuo tempo prezioso
Raggeli la mente in un vano e assoluto riposo
Trascorri le ore studiando le pose già viste
Su schermi elettronici oppure su false riviste
E tieni le orecchie tappate agli inviti del suono
E questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell'uomo
Deciso a sfuggire il tuo tempo che soffia e ribolle
Non abile a prendere il passo di un mondo che corre
Coraggio è soltanto una strana parola lontana
Tu cerchi rifugio in un pezzo di canapa indiana
Il sesso che prendi con facile e semplice gesto
Rimane ancora e di nuovo soltanto un pretesto
E ancora nascondi la testa alla luce del sole
Il sesso è scoperto però hai coperto l'amore
E tieni le orecchie tappate agli inviti del suono
E questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell'uomo
Fai parte di un gregge che vive ignorando il domani
E corri da un lato e dall'altro ad un cenno dei cani
Il mito di un lupo mai visto ti ha fritto il cervello
E corri perfino se il branco ti porta al macello
E dormi nel centro del fiume che corre alla meta
E niente che possa turbare il tuo sonno di seta
Qualcuno ti grida di aprire i tuoi occhi nebbiosi
Ma tu preferisci annegare in giorni noiosi
Non senti che ti stanno chiamando con voce di tuono
E questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell'uomo.

martedì 6 maggio 2014

Carogne d'Italia


































COPPA ITALIA E ALTRO. RIEPILOGANDO: “MAI PIU’?” (di Gennaro De Crescenzo)
PREMESSA
“Porta a porta” del 5/5/14 interamente dedicata alla questione-ultrà. Primo accenno al grave ferimento del tifoso napoletano dopo 82 minuti. Silenzio glaciale del “napoletano” Ciro Ferrara. Per 3.20 minuti complessivi si parla di Ciro Esposito. Il tema centrale della trasmissione, come da foto allegata, è MAI PIU’ con gigantografia del capo-tifoso napoletano (e non con una foto del napoletano ferito gravemente). Si parla per 120 minuti dei rapporti tra curve e società, della maglietta del capo-tifoso e dei fischi all’inno.
PUNTI SALIENTI
1) Un tifoso napoletano viene ferito gravemente da un romanista sul percorso indicato dalle forze dell’ordine ma in assenza di forze dell’ordine;
2) I tifosi napoletani all’Olimpico aspettavano notizie preoccupati e, in caso di notizie drammatiche, pensavano che la partita non si dovesse giocare;
3) I tifosi napoletani, informati da un loro capo informato da forze dell’ordine e dal capitano del Napoli, decidono, civilmente, di evitare cori, striscioni e bandiere per solidarietà verso il ragazzo ferito;
4) Molti tifosi del Napoli (e anche il capo-tifoso) lasciano lo stadio per raggiungere il ragazzo ferito in ospedale;
5) Dalla curva fiorentina partono i soliti cori che inneggiano al Vesuvio (i tifosi napoletani applaudono ironicamente).
INTANTO…
1) Un tifoso romanista (la Roma non era coinvolta nella partita) lanciava bombe-carta sui bus del Napoli e, di fronte alla reazione di alcuni tifosi napoletani, sparava diversi colpi di pistola ferendone alcuni e uno in modo molto grave;
CONCLUSIONI
1) I media in Italia, all’estero (e anche a Napoli) sbattono in prima pagina il capo-tifoso;
2) Cariche dalle più alte alle più basse dello Stato denunciano la questione-ultra’, una presunta trattativa (smentita da questori e ministri) con il capo-tifoso e la sua maglietta infelice;
DEDUZIONI PARTICOLARI
1) I tifosi napoletani feriti e anche quello in gravi condizioni vengono arrestati in ospedale per rissa; 
2) E’ tutta colpa dei napoletani.
COROLLARIO-TEST
1) Provate a immaginare politici, opinionisti, sociologi, giornalisti, intellettuali italiani (e napoletani) di fronte ad un episodio analogo ma con un tifoso di altra città ferito gravemente da un napoletano. 
DEDUZIONI GENERALI
1) E’ SEMPRE COLPA DI NAPOLI E DEI NAPOLETANI